|
Ancora un video hard filmato in classe e finito su Internet, ancora dei minorenni come protagonisti. Dopo il sesso sulla cattedra tra compagni in una scuola di Ascoli Piceno, l'insegnante di Monteroni che permette ai suoi alunni di infilarle le mani tra gli slip e lo studente di Mestre che invita la docente a concedersi a lui, un altro fatto riporta l'attenzione su quello che accade nelle scuole, un tempo luogo preposto alla educazione, oggi teatro di violenze, abusi, ma anche di ostentazione della sessualità. Il nuovo video, finito in rete sul sito www.metello.com, mostra una studentessa, presumbilmente minorenne, che scopre il seno e invita i compagni a palpeggiarla, il tutto in classe davanti all'occhio implacabile deelle videocamere dei telefonini, strumento che rende tutto evidentemente più eccitante, che quasi invita alla trasgressione, che consente - almeno in apparenza - di sentirsi protagonisti, anche solo per un giorno. Dinnanzi ad una tale proliferazione e ostentazione di immagini dove il senso del pudore sembra aver lasciato spazio all'estremizzazione dei normali impulsi adolescenziali, è opportuno chiedersi che cosa stia succedendo ai nostri ragazzi, al modo di comunicare la propria sessualità, alla nostra società in generale. Siamo di fronte ad una crisi etica? E che ruolo hanno i nuovi mezzi di comunicazione nel favorirla? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Marziale, sociologo e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori nonchè autore del libro L'Onnipotenza dei Media: sua maestà la Tv, edito da Rubbettino. L'ennesivo video diffuso in Rete mostra un'evidente necessità da parte dei giovani, spesso minorenni, di ostentare la propria sessualità, per di più in classe. Che cosa sta succedendo? "Quello che sta accadendo è la normalizzazione di quello che i media impongono e si può spiegare con la teoria del media setting. Come in politica, anche in questo caso sono i media che impongono un dibattito. La comunicazione in questo momento sta in pratica offrendo una normalizzazione della pornografia, creando una naturalizzazione del fenomeno pornografico, dell'erotismo soft. Quando si è ancora a scuola, si vive di emulazione di modelli e si tende pertanto ad emulare ciò che fa tendenza".
Quindi i media hanno una grande responsabilità? "Assolutamente. I media sono considerati delle vere e proprie agenzie di socializzazione e quindi finiscono per educare. Oggi, considerato il tempo che si dedica a questi mezzi, surclassano addirittura quelle tradizionali, che sono la famiglia e la scuola".
I giovani si fanno filmare, poi quelle immagini finiscono in Rete, ad uso e consumo di tutti. C'è, secondo lei, la consapevolezza di quello che si sta facendo o il tutto è vissuto come un gioco?
"L'adolescenza non è una malattia e l'adolescente è solo una persona che vive un momento delicato della sua vita, una persona fragile facilmente orientabile e plagiabile ma non è un incosciente. Il problema è che non comprende dove sia il dolo. Non elabora. In un'era in cui la pornografia costituisce uno dei mercati più floridi, più facilmente fruibili grazie ad Internet, certi atteggiamenti appaiono normali. Il problema, dunque, è vedere chi c'è sopra l'adolescente La ragazza che si denuda in classe sta mostrando chiaramente che la famiglia non c'è".
Questi fenomeni denotano quindi un'assenza della famiglia?
"Sì, se una ragazza arriva a mostrarsi nuda in classe è evidente che nella sua educazione mancano le regole. La responsabilità della famiglia va quindi considerata, per quanto contenuta, visto che non si può dire che la colpa è solo sua, della scuola, dei media o della società adulta".
Si può parlare di evoluzione dei costumi, a prescindere dal ruolo dei media?
"Il problema dei media è che hanno aiutato l'evoluzione del fenomeno così come aiutano l'affermazione di obiettivi sociali in genere. Essendo la sessualità il fenomeno attualmente più mercanteggiato, è evidente che la sua liberalizzazione sia stata amplificata dai media. Anche perchè la crescita esponenziale delle tecnologia non coincide con la crescita di un'etica delle comunicazioni sana. Da qui la necessità di creare dei codici di autoregolamentazione: la comunità recepisce che il fenomeno è cresciuto a dismisura e quindi cerca di emanare provvedimenti di contenimento".
Parliamo di un altro caso, sempre a scuola. Stesse modalità ma la protagonista è un'insegnante di 40anni non minorenne
"Il fenomeno è preoccupante dal momento che l'insegnante è deputata al ruolo di educare le masse. Anche se agli occhi del ragazzino la donna adulta, con esperienza, ha sempre avuto un certo fascino, ciò che è cambiato rispetto al passato è che quello che un tempo veniva solo immaginato adesso si traduce nei fatti".
Proibire l'utilizzo del mezzo che stimola questo tipo di comportamenti, ovvero il cellulare, ha senso? "No, il tener spento il cellulare in certi momenti è solo un fatto di buona educazione. La colpa della scuola è semmai quella di non aver recepito quello che nel 1970 aveva già immaginato l'Unesco ossia patrocinare iniziative di media education. Oggi è a questo che bisogna mirare: una educazione ai media efficace, però, deve esser competenza della scuola organica e non affidata ai congressi".
Esistono già esempi di media education? Si è fatto qualcosa o si intende fare qualcosa in questo senso?
"Come Osservatorio sui diritti dei minori, al di là dell'aver partecipato alla stesura di codici di regolamentazione, abbiamo contribuito a creare la prima scuola di educazione ai media patrocinata dal Ministero delle Comunicazioni. Il punto fondamentale è che i media vanno educati non censurati".
Che altro si può fare secondo lei?
"Bisognerebbe fare delle verifiche psicoemotive sui docenti, possibilmente ad ogni inizio di anno scolastico. Visti i recenti fatti di cronaca, è necessario verificare chi ha una tenuta psicofisica normale per poter svolgere quella funzione educatrice".
Un'insegnante che taglia la lingua al proprio alunno mostra evidentemente di non averla questa tenuta psicosofica...
"Il fatto è drammatico così come lo è quello dell'insegnante che si fa palpeggiare dagli alunni. E' pazzesco che queste cose possano avvenire a scuola".
Verifiche psicoemotive per gli insegnanti ma anche maggiore severità con i minori?
"Direi piuttosto che occorra una rigida educazione all'uso dei media, delle sanzioni che obblighino a rispettare le regole. Premesso che sono contro il carcere minorile, sarei più propenso a consigliare dei lavori socialmente utili per responsabilizzare i giovani".
Parliamo di Internet. Servirebbe censurare i siti dove circolano queste immagini?
"Più che per le norme e le censure, sono per le regole da rispettare. Perchè la comunicazione non deve ledere la dignità degli altri. Noi che come Osservatorio abbiamo contribuito alla stesura di codici, tra i quali anche Internet e Minori, ci siamo resi conto che questo tipo di intervento aiuta sì ma di certo non risolve il problema. Il fenomeno va visto in un'ottica planetaria e pertanto auspico che prima o poi intervenga un'autorità internazionale che ponga fine all'anarchia nel mondo delle comunicazioni". |